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Pantagruel è un’associazione che da anni opera nel carcere di Sollicciano, e promuove e gestisce progetti all’interno e all’esterno del carcere per il reinserimento delle detenute e dei detenuti nella società.
La realtà carceraria, che i nostri volontari vedono ogni giorno, è spesso percepita dal “mondo esterno” come qualcosa di lontano e che non ci riguarda.
Noi pensiamo che non sia così.
Noi pensiamo che ciò che accade dentro le mura di un carcere riguardi tutti, che le condizioni in cui vivono le persone detenute dicano molto del grado di civiltà di un paese.
“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato “(art.27 della Costituzione Italiana).
Quotidianamente i nostri volontari constatano invece la negazione dei diritti umani e di cittadinanza: in carcere manca tutto, manca lo spazio minimo di sopravvivenza, chespesso ha determinato i richiami dell’Europa al nostro paese per il mancato rispetto della dignità umana, solo una minima parte dei detenuti lavora e solo una minima parte va a scuola.
I nostri volontari, che hanno seguito un corso di formazione, instaurano con i detenuti e con le detenute un rapporto che va dagli aiuti materiali (soldi per telefonare a casa o per qualche piccola necessità), all’informazione sui loro diritti, e su possibili percorsi di reinserimento, all’ascolto della loro quotidiana sofferenza, dei loro sbagli, della loro volontà di riscatto, dei racconti di amori perduti e di amori che nascono. Hanno voglia di parlare, le donne e gli uomini dietro le sbarre.

Ti chiediamo di aiutarci a portare avanti le nostre attività ed i nostri progetti destinando il tuo 5xmille a noi. Firma, sotto “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, …” del tuo modello di dichiarazione (modello Unico, 730, CUD), e scrivi il seguente Codice Fiscale: 90012090479. Grazie!

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Sostieni il progetto Riselda

Al link seguente la campagna di crowdfunding:
https://www.produzionidalbasso.com/project/riselda-partecipa-dai-un-valore-ai-tuoi-rifiuti/
Riselda è un’idea di Fernando Gomes da Silva. Il Progetto prende vita all’interno della Casa Circondariale di Sollicciano, Firenze, dove Fernando si trova a dover scontare un pena di 18 anni. Lo spazio ristretto e le lunghe ore a disposizione diventano occasione di nuovi pensieri ed è così che nasce la progettazione di una nuova macchina che possa aiutare le persone a differenziare i rifiuti guadagnando. Fernando comincia a mettere nero su bianco la sua idea e con scatole delle merendine e poco altro, costruisce in cella alcuni modellini della Riselda che presto diventano una macchina funzionante. Nel 2016 viene trasferito nella II Casa di reclusione di Milano–Bollate e qui avvia la prima sperimentazione che segna un passo decisivo per la nascita del progetto e del funzionamento alla base del progetto: viene testata l’importanza delle premialità per garantire una raccolta dei rifiuti efficiente, intese non come “ricompense” ma come riconoscimenti di un lavoro impegnativo e virtuoso.  In un anno e mezzo di lavoro nella Casa di reclusione si arriva a più del 90% di raccolta differenziata, caso più unico che raro.
L’associazione Pantagruel sostiene il progetto presentato al Comune di Milano (avviso pubblico#2 – scuola dei quartieri parte II), vedi la presentazione.

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Si chiude il 2020, un anno segnato dalla pandemia anche negli istituti di pena

31 Dicembre 2020 – Associazione Antigone

“Il 2020 delle carceri italiane è stato inevitabilmente segnato dallo scoppio della pandemia di Covid-19, che ha cambiato il volto anche di questi luoghi, chiudendoli ancor di più al mondo esterno, allontanando dagli istituti volontari, famigliari, personale scolastico e lasciando ai detenuti un in più di pena rispetto a quella che stanno scontando e di cui, a pandemia finita, non si potrà che tenere conto”. Esordisce così Patrizio Gonnella, nel consueto punto di fine anno di Antigone. Al 2020 il sistema penitenziario si era presentato con numeri in aumento per quanto riguarda i detenuti presenti. Quando a fine febbraio la pandemia è esplosa nel paese, nelle prigioni italiane le persone recluse erano oltre 61.000, a fronte di 50.000 posti regolamentari, anche se quelli disponibili erano e sono circa 3.000 in meno. Il tasso di affollamento ufficiale era superiore al 120%.

“L’impatto della pandemia ha generato paura e spaesamento nei reclusi. Ogni giorno su tv, radio, giornali, si chiedeva di mantenere il distanziamento sociale e di evitare assembramenti, due cose impossibili da fare nelle nostre carceri. Queste preoccupazioni e la chiusura dei colloqui, hanno portato poi a far esplodere gli animi e alle proteste che ad inizio marzo hanno interessato decine di istituti in tutto il paese”, ricorda ancora Gonnella. Durante quelle proteste quattordici detenuti morirono nelle carceri di Modena e Rieti e alcuni episodi di presunte violenze si verificarono nei giorni successivi in altri istituti. In alcuni casi Antigone ha presentato degli esposti alle competenti Procure, cosa che da molti anni fa parte del lavoro di contenzioso portato avanti dall’Associazione. Nell’arco di poche settimane il numero dei detenuti nelle carceri è diminuito in maniera importante (circa 8.000 unità in meno), merito soprattutto del lavoro della magistratura di sorveglianza, che ha utilizzato in maniera ampia tutti i propri poteri per permettere al maggior numero di detenuti di scontare l’ultima parte della pena alla detenzione domiciliare.

“Tuttavia, alla fine della prima ondata, anche queste politiche deflattive hanno subito un arresto e, nonostante ci fossero ancora 6.000 detenuti in più rispetto ai posti regolamentari, il loro numero nei mesi estivi, anche se in maniera contenuta, è addirittura ricominciato a crescere” sottolinea ancora il presidente di Antigone. “Così, allo scoppio della seconda ondata, le carceri erano ancora in una situazione di sovraffollamento e con una carenza di spazi che permettessero di prevenire il contagio”. A fine novembre i detenuti e le detenute erano 54.638.

La nota positiva di questo periodo sta nel largo utilizzo della tecnologia per le videochiamate. “Per anni – ricorda Patrizio Gonnella – abbiamo chiesto che le carceri fossero dotate di tablet e telefonini con programmi per le videochiamate che potessero consentire di mantenere un rapporto più stretto con i propri famigliari. Ci siamo sempre sentiti rispondere che c’erano questioni di sicurezza che ostacolavano questa dotazione. Tuttavia, in pochi giorni, dopo la chiusura dei colloqui in tutte le carceri del paese sono arrivati questi dispositivi e, a tutti i detenuti, sono state concesse chiamate extra rispetto ai 10 minuti a settimana previsti dall’ordinamento penitenziario. L’augurio – sottolinea il presidente di Antigone – è che finita la pandemia su questo terreno non si torni indietro”.

Un anno difficile come questo non poteva che avere un effetto negativo anche sui suicidi. Secondo il dossier “morire di carcere”, curato da Ristretti orizzonti, nel 2020 sono stati 56. 

I NUMERI DEI CONTAGI

Durante la prima ondata i positivi al Covid-19 nelle carceri erano arrivati ad un picco massimo di circa 160 detenuti nei primi giorni di maggio, mantenendosi, da metà aprile, sempre oltre le 100 unità. I morti erano stati 4. Ben diverso quello che è avvenuto nella seconda ondata, quando i detenuti positivi sono arrivati ad essere più di 1.000, con diversi istituti dove si sono registrati veri e propri focolai, con decine di reclusi risultati positivi: Terni, Sulmona, Tolmezzo, Busto Arsizio e diversi altri. I detenuti deceduti a causa del Covid-19 durante questa ondata autunnale sono stati 7. 

IL RECOVERY FUND PER UN NUOVO SISTEMA PENITENZIARIO

Dal Recovery Fund dovrebbero arrivare all’Italia oltre 200 miliardi di euro. Una parte andranno alla Giustizia e al sistema penitenziario per essere spesi. “Con questi fondi sarà importante investire per innovare un sistema che ha bisogno di modernizzazione, creatività e investimenti nel campo delle risorse umane” dichiara Patrizio Gonnella. “Quello che serve è investire nelle misure alternative, più economiche e più utili nell’abbattere la recidiva rispetto al carcere. Si devono ristrutturare le carceri esistenti, potenziando le infrastrutture tecnologiche per assicurare la formazione professionale anche da remoto, per consentire ancor più incontri con il mondo del volontariato, per aumentare le possibilità di video-colloqui con familiari e persone care che si aggiungano ai colloqui visivi. Bisogna investire nel capitale umano, assumendo più personale civile – direttori, educatori, mediatori, psicologi – ed equiparando il loro trattamento economico a quello di chi porta la divisa. Insomma – conclude il presidente di Antigone – quello che serve è un nuovo sistema penitenziario”.

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