Sette detenuti effettuano un tirocinio in altrettante aziende di pelletteria di Scandicci

A seguito di un corso effettuato nel carcere di Sollicciano su bando regionale, il completamento della formazione si effettua ora per sette detenuti in altrettante aziende di pelletteria di Scandicci.
Al termine del tirocinio i detenuti compiutamente formati potrebbero costituire una manodopera qualificata e, se il mercato lo consente, anche ricercata dalle aziende del settore.
L’Associazione Pantagruel, associazione di volontariato per la difesa dei diritti dei detenuti, ha promosso le diverse fasi della formazione in collaborazione con le strutture del carcere e col determinante contributo finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e delle aziende dell’Associazione Pelle Recuperata Italiana (AS.P.R.I.).
L’importanza della esperienza sta nella dimostrazione della possibile realizzazione di procedure che potrebbero riguardare ben altri numeri di detenuti e realizzare col lavoro anche la finalità fondamentale del recupero della funzione sociale della pena come prescrive la Costituzione.
Giuseppe Matulli
Presidente dell’Associazione Pantagruel ODV

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Fatima, volontaria a Sollicciano: «Questo luogo è una discarica sociale»

di Jacopo StorniCorriere Fiorentino, 31 gennaio 2022
«Qui ci sono persone che dovrebbero stare in una comunità di recupero, non in carcere». In Italia dal Marocco quando aveva 12 anni, dal 2014 aiuta l’associazione Pantagruel nel penitenziario fiorentino.

Due volte a settimana varca il cancello di Sollicciano ed entra in carcere per stare accanto ai detenuti, ascoltare i loro bisogni, comprendere le loro frustrazioni. Fatima è una ragazza con genitori marocchini, arrivata in Italia dal Marocco quando aveva 12 anni. Nel penitenziario fiorentino, dal 2014 grazie all’associazione Pantagruel, segue soprattutto i reclusi di origine maghrebina. «La cosa più drammatica per i detenuti è l’impossibilità di contattare le loro famiglie. Possono soltanto scrivergli lettere, ma spesso i genitori si trovano in paesi sperduti in Tunisia e Marocco e le lettere che scrivono non arrivano mai. In alternativa possono chiamarli al telefono ma, anche in questo caso, non sempre è semplice perché i loro familiari devono avere un contratto telefonico con un certificato che dimostri che la persona in questione è parente del recluso e non sempre si riesce ad avere». Secondo Fatima, Sollicciano oggi «è una discarica sociale, dove vivono disgraziati che non hanno neppure soldi per pagarsi un caffè, persone che sono tossicodipendenti e sono finite nel giro dello spaccio ma che, anziché in carcere, dovrebbero stare in una comunità di recupero». Tra i casi più drammatici che ha seguito c’è quello di un detenuto marocchino che aveva chiesto al tribunale di sorveglianza un permesso speciale di libertà vigilata per dare un ultimo saluto al padre in fin di vita, ma il permesso è arrivato soltanto dopo la morte del padre.

Da: https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/22_gennaio_31/fatima-volontaria-sollicciano-questo-luogo-discarica-sociale-69eca09c-826f-11ec-aca6-1054d02d81ba.shtml

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Costruiamo relazioni punto per punto – campagna di crowdfunding terminata

Con grande soddisfazione comunichiamo che la raccolta fondi on-line “Costruiamo relazioni punto per punto”, diretta a raccogliere l’importo occorrente per garantire ad una detenuta una borsa lavoro di un anno presso il laboratorio di bambole nella nostra sede di Via di Mezzo a Firenze ha raggiunto la somma di 6.000,00 €.

L’Associazione Pantagruel ha deciso di assumersi in proprio le spese della campagna di crowdfunding, che per fortuna sono risultate inferiori a quanto preventivato, quindi possiamo dirvi che siamo in grado di realizzare il progetto.

La borsa lavoro garantisce ad una detenuta che si trova nelle condizioni previste dalla legge per ottenere il beneficio del lavoro esterno al carcere (art. 21 dell’O.P., beneficio concesso dalla direzione del carcere dopo avere eseguito almeno 1/3 della pena ed aver ottenuto i permessi necessari dalle autorità competenti) di potersi recare presso il laboratorio di bambole nella sede dell’associazione per mezza giornata per svolgere la mansione di confezionamento dei manufatti artigianali che vengono da noi prodotti, dietro pagamento di una somma mensile di 400€ nette (500€ lorde) per un intero anno.

Questo progetto è stato reso possibile grazie alla GENEROSITA’ di molte/i che vogliamo ringraziare per avere contribuito ad aiutare una persona in difficoltà .

Come spiegavamo nel progetto molti sono i risvolti positivi per le partecipanti al laboratorio esterno, ritrovare sicurezza in se stessa, inibire l’isolamento, indurre alla cooperazione e, non ultimo fare da “cuscinetto” tra la vita alienante del carcere e la vita, spesso non più riconosciuta, dell’“ esterno”. Adesso dobbiamo provvedere ad individuare insieme alle istituzioni carcerarie la detenuta da poter inserire.

Chi vuole avere maggiori notizie sul progetto e vedere i manufatti del laboratori interno ed esterno al carcere può venirci a trovare nel nostro laboratorio di Via di Mezzo 39/r – Firenze, siamo aperti dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e il mercoledì e giovedì pomeriggio dalle 14.00 alle 18.00.

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