Convegno Sistema repressivo penale: un passo indietro?

Il 22 marzo 2017 al Polo Universitario di Novoli, per iniziativa della European Law Students Association ELSA si è tenuta un piccolo Convegno sul “CARCERE”  al quale, oltre a due professori della Scuola di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Firenze – Michele Papa e Paola Felicioni – hanno partecipato la dott.ssa Antonietta Fiorillo, che ha a lungo operato a Firenze e oggi è presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, e l’avvocato Michele Passione, dell’Osservatorio Carceri dell’Unione nazionale delle Camere Penali. Il pubblico numeroso era composto in massima parte da studenti. Dopo la cordiale introduzione del Prof. Michele Papa, ordinario di Diritto Penale,  l’incontro si è concretizzato in un sostanziale dibattito a due voci tra la Fiorillo e Passione, che – al di là di divergenze più annunciate che effettive – hanno mostrato una sostanziale concordanza di opinioni.

La Fiorillo ha messo subito l’accento sugli spaventosi scarti che esistono nel nostro ordinamento fra il livello legislativo e quello amministrativo concreto. La Legge del 1975 aveva posto l’Italia all’avanguardia fra tutti gli altri paesi, molti dei quali vi si sono successivamente ispirati, ma non ha avuto l’effetto dichiarato, soprattutto per quanto attiene all’effetto risocializzante del carcere,  perché non è stata sostenuta da adeguate risorse, “come quasi tutte le leggi in Italia”. I detenuti continuano ad essere troppo numerosi e le risposte alle istanze di misure alternative sono troppo spesso negative, anche per via del clima culturale, che impedisce  ai cittadini di capire che la risocializzazione è interesse della Comunità, mentre viceversa il rischio della recidiva è altissimo proprio laddove tutta la pena sia scontata in carcere. Gli assistenti sociali sono pochi, pochi gli educatori, quasi impossibile l’organizzazione dei Gruppi  di osservazione e trattamento. Sollicciano è stato descritto come un carcere in condizioni particolarmente critiche, sia per quanto riguarda la struttura – irriformabile:  secondo la Fiorillo va abbattuto! – sia per quanto riguarda le risorse umane, in particolare il numero esiguo di educatori.

L’intervento di Passione ha messo a fuoco altri importanti punti critici, a partire dal fatto – a suo avviso gravissimo – che i Magistrati non conoscono il carcere. Persino molti Magistrati di sorveglianza non vanno in carcere. Eppure andrebbe ricordato il monito di Calamandrei su Il Ponte  del 1949:  “Bisogna aver visto”. Adriano Sofri ha scritto del trattamento degradante che deve subire chi entra in carcere, che costituisce comunque un’ingiustizia commessa anche nei confronti di chi è colpevole e lo rende degno di compassione e di difesa, per concludere  che “Il fine della pena è la fine della pena”.  Il fine riabilitativo della pena è comunque stabilito in modo inequivoco dalla Costituzione, cosicché – secondo Passione – i quasi 1700 ergastoli dell’Italia odierna,  quadruplicati dopo la stagione stagista, sono davvero troppi. Si tratta per la maggior parte di ergastoli ostativi, che prevedono il dubbio istituto della collaborazione. Inoltre troppo spesso si entra in carcere da presunti innocenti, per motivi di cautela. E ancora, il Tribunale della Libertà è un eufemismo: a fronte di un’evidente clima giustizialista, non libera nessuno.

Ancora, ricorda Passione, citando il Garante Nazionale per i Diritti dei detenuti e delle persone private della libertà Mauro Palma che proprio in questi giorni ha fatto la sua prima relazione al Parlamento, occorre fare un’adeguata pulizia semantica, che abolisca i termini infantilizzanti o antiquati che sono in uso nelle carceri e  segnano una separazione dei detenuti dal mondo.

Sul fatto che i Magistrati di Sorveglianza paradossalmente rifuggono dal carcere concorda la Fiorillo, la quale sostiene anche che molti Magistrati non conoscono le norme del Codice di Procedura Penale – ed è altrettanto paradossale, aggiungo io! –  Anche sui risarcimenti previsti dall’art. 35 ter dell’Ordinamento Penitenziario  – una norma di per sé mal scritta – molti Tribunali non hanno operato correttamente. E che dire poi dell’incapacità dell’Amministrazione di cogliere le occasioni? La Regione Toscana aveva stanziato una somma importante per il recupero di 200 detenuti tossicodipendenti, ma solo una sessantina sono entrati nel programma, perché “non c’erano domande” dal carcere.

Un’ultima affermazione di Passione è particolarmente importante per Pantagruel, che gestisce l’art. 32: la gestione ASL avrebbe peggiorato le condizioni dei detenuti riguardo al diritto alla salute, rispetto a quando questo era gestito direttamente dal sistema penitenziario.

Infine, è un coro di critiche alla conduzione di Sollicciano:  malcostruito, sporco, addirittura peggiore delle Murate;  alla Fiorillo è capitato di dover chiedere al volontari di supplire alla carenza grave di prodotti per la pulizia personale dei detenuti.

Gli interventi del pubblico hanno riguardato questioni come la libertà di informazione nella carceri, la situazione degli extracomunitari e gli eventuali reati sessuali.

La prof.ssa Felicioni, docente di Diritto processuale penale, concludendo, ha avuto qualche accento giustizialista nell’analisi del ruolo del carcere e si è dichiarata ostile allo “sfoltimento selvaggio” per effetto di liberazioni anticipate, arresti e sospensioni di pena, dicendosi piuttosto favorevole all’ampliamento del campo della depenalizzazione.

(Maria Tinacci Mossello – volontaria Ass. Pantagruel)

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